Iter di formazione, adozione e approvazione di un 

Piano di Bacino


Per i bacini di rilievo interregionale, quali quello del Fiume Magra, si applica l’art. 19 della L. 18.05.89, n. 183.

Si deve innanzitutto ricordare però che i Piani di Bacino possono essere redatti per “stralci” funzionali, ai sensi dell’art. 17, comma 6 ter della L. 183/89. Tali “Stralci” devono riguardare ad esempio, una porzione di territorio (ad esempio un sottobacino) o un particolare argomento, e devono rispettare le prescrizioni fornite dall’art. 17 comma 6 ter stesso;ad esempio, il PAI è uno “stralcio” perché riguarda l’Assetto idrogeologico” del bacino.

Tornando all’iter di approvazione, l’art. 19 della L. 183/89 rimanda all’art. 18 della Legge stessa, che disciplina l’iter per i Piani di Bacino di rilievo nazionale, richiamandolo quasi per intero.

I passi in sintesi sono i seguenti:

Occorre peraltro ricordare che l’art. 1 bis del D.L. 12.10.00, n.279 ha introdotto l’istituto della “Conferenza Programmatica”, convocata dalle Regioni ed alla quale è prevista la partecipazione almeno dei Comuni, delle Province e dell’Autorità di Bacino (la Regione Toscana ha deliberato di farvi partecipare anche le Comunità Montane e gli Enti Parco), la quale deve esprimere un parere sul Progetto di Piano, che “tiene luogo” di quello di competenza regionale.